LA MOSTRA SCOPRI

DREAMS THAT MONEY CAN (‘T) BUY

Il progetto curatoriale ruota attorno al lungometraggio di Hans Richter del 1947, “Dreams That Money Can Buy”, punto di partenza e  fil rouge della mostra.
Il film si apriva con queste parole ipnagogiche:

“Ognuno di noi sogna, ognuno di noi a volte viaggia in paesi dove una forma particolare di bellezza, saggezza, avventura, ci aspetta. Questa è una storia di sogni mescolati con la realtà”.

Come sottolineato da Capasso è un film sul desiderio, sui suoi meccanismi più nascosti e la possibilità di renderli evidenti, sulla possibilità che questi divengano un oggetto, affinchè i soldi possano diventarne un controvalore.
Il film, che ci presenta cinque sogni di artisti fatti di arte, ci invita a riflettere sull’analogia tra arte e sogno, entrambi vincolati da un controvalore economico per poter esistere. 

E dunque…

Quanto vale sognare?

Cosa costano i sogni?

Ci sono sogni che non hanno valore economico, che ci appartengono e nessuno potrà mai acquistare?

L’arte nasce dai sogni?

Dove finisce il sogno e dove inizia la realtà?

Tutta l’arte ha davvero un prezzo?

Come nel lungometraggio di Richter, anche in mostra ogni artista ha il suo spazio, il suo ‘episodio’ per raccontare il suo sogno, la sua visione.

Factory Grisù diviene incubatore di sogni, quelli degli artisti, e quelli dei visitatori, chiamati a partecipare attivamente e a lasciare il proprio sogno.

 

Andy Ness

Compone scenari in cui si fondono reale ed irreale, ricordi vissuti e ricordi immaginati.

L’artista ci trasporta su spiagge di pattern esotici, ci invita a volare su ruote improbabili, a riposare su nuvole di prezioso tessuto in uno spazio e in un tempo non definiti, in una dimensione onirica caratterizzata da figure antropomorfe e colori sgargianti.

Il sogno di Andy Ness alterna i toni sfumati di ricordi lontani a quelli vividi di impressioni vicine che non vuole lasciare andare.
È un invito ad ascoltarsi, a ricordare, a riappropriarsi di immagini perdute, a sognare, a viaggiare con la mente, a perdersi.

 

Laurina Paperina

Invade lo spazio con il suo immaginario di eroi contemporanei: sono personaggi rubati ai cartoon, ai fumetti, alla cultura pop, alla politica, al mondo dell’arte, sono personaggi desunti dai suoi sogni o incubi.

Laurina Paperina rende ridicolo il prendersi sul serio endemico nelle intraprese artistiche, così come nella politica, nella religione e nella cultura pop, attraverso le sue caricature fumettistiche.
Il movente della sua irriverenza è un selvaggio sense of humor, una cronaca ironica sulle forme di media contemporanee, e un tentativo riuscito di fare luce su tutte le troppo spesso serie pretese del mondo dell’arte di oggi. Nonostante le sue azioni spesso grottesche, i suoi personaggi sono infantili e pieni di vita.

L’artista ci trasporta nel suo mondo, in una dimensione altra, dove possiamo scegliere di confonderci tra la folla o essere i protagonisti.

È un immersione totale, è un invito a riappropriarci di fantasie e immagini perdute, a ritornare a giocare, a prenderci in giro, a ritrovare un sense of humor troppo spesso dimenticato.
Dove finiscono i sogni e dove inizia la realtà?

 

Margherita Paoletti

Con il suo progetto “Dreams start at night” indaga sulla sottile linea di confine che separa sogno e realtà, conscio ed inconscio.
L’artista sembra inseguire l’esegesi del sogno: ne ricerca l’origine, al buio, nella notte, all’interno del suo e del nostro corpo, lo segue nei suoi movimenti, nelle sue trasformazioni e mutazioni, talvolta spaventandosi. Finisce di inseguire i sogni solamente al mattino, quando il sole sorge.
A volte ciò che resta affiora sulla pelle, altre volte ritorna al nostro interno.

DREAMS START AT NIGHT
Il corpo dorme, i sogni si risvegliano, l’interno buio del corpo si rivolge all’esterno, riaffiorando sulla superficie di questo involucro organico.

Il sogno comincia con il buio. Comincia con gli occhi chiusi, con il corpo ammorbidito dopo gli affanni del giorno.

Con l’avanzare della notte si muovono i sogni. Gli elementi navigano l’epidermide, le prime costellazioni di segni riemergono in superficie. E rimane il blu scuro della notte sul bianco della pelle. Quando la notte sprofonda ancora di più nell’oscurità compaiono i sogni più oscuri, più complessi, quelli che per la loro vividezza ci sembrano reali. E lì, in quella zona di confine tra realtà e sogno che quest’ultimo manipola il mezzo che lo veicola, ossia il corpo. E’ così che il corpo muta e diventa sogno. Quando il buio sta per diradarsi, quando la fine della notte asciuga gli spazi del corpo dall’inchiostro dei sogni, lentamente tutti gli angoli e le rotondità del fisico si rischiarano.  L’inchiostro ripercorre all’indietro il tragitto che porta in superficie, portando la materia onirica in profondità e risalendo il labirinto organico fino a raggiungere il punto di partenza: il cuore.

Il progetto fa parte di una ricerca visiva e concettuale che racchiude esperienze personali e riflessioni dell’artista. Il tema centrale è il corpo e le sue parti, intese come mezzo espressivo per veicolare storie, stati d’animo e bellezza estetica.

 

Nero/Alessandro Neretti

LIGHT OFF / DREAM ON
Il lavoro di Nero/Alessandro Neretti parte da un’attenta analisi dello spazio: uno spazio che vuole indagare, con cui cerca di dialogare, di cui vuole appropriarsi e lo fa, finanche, fagocitando gli oggetti che trova: li analizza, li seziona, per restituirli infine trasformati nella loro sostanza materiale e concettuale.
Due sono gli ambienti in cui l’artista opera, due sono le visioni materializzate… o forse il sogno è uno soltanto che si sdoppia per poi ritornare uno al presentarsi della luce, quando la notte smette di cingere in giorno.

Un antico lampadario ritrovato all’interno della caserma, malconcio e abbandonato, viene smontato e ricomposto divenendo una scultura cosmica, una metamorfosi che trascina dietro di sé – nello spazio – il racconto della relazione tra l’artista e la realtà.
Ritrovamento, viaggio e ritorno.

Nell’altro ambiente, la realtà immaginata lascia spazio al sogno che diviene reale, licenzioso ed impudente, prende vita subendo un processo di moltiplicazione e sdoppiamento.
Le protagoniste, cinte una all’altra, dialogano ininterrottamente e si scrutano ergendosi da quell’inconscio che le ha generate, nutrendosi della propria immagine riflessa.

In questo progetto la realtà é tutt’uno con l’incanto notturno, un gioco dissennato; un altalena onirica tra la superficie delle cose e la loro profondità, con il solo scopo di confondere spazio e tempo, sognando ancora.

 

Pafo Gallieri

Pafo prova a registrare le attività subconscie della mente avvalendosi del disegno automatico.
Per l’artista il luogo privilegiato da cui attingere diviene la zona grigia tra conscio e subconscio.

Il linguaggio visivo che ne risulta si esprime attraverso libere associazioni di immagini mentali costruite sulla base di un processo in bilico tra figurazione e continuo slittamento.

Il disegno è il risultato di uno stream of consciousness di stati mentali e immagini che riaffiorano per un istante, con un meccanismo simile a quello dei sogni e che seguendo la logica dell’assurdo si accumulano sulla carta, divenendo quasi sintomi sensoriali.

Un diapovisore ci presenta in ordine casuale immagini, stati mentali, impressioni. Ad ogni clic ritorniamo al presente, per ritornare ad immergerci fino al clic successivo nell’immaginario dell’artista, nella sua ‘zona grigia’.

La grande opera su carta, che segue lo sviluppo verticale della scalinata, ci conduce fino al primo piano.

Siamo invitati ad abbandonarci a questo flusso ininterrotto di stati mentali, a questo groviglio di associazioni altrui.

 

L’allestimento della mostra e la scelta degli artisti chiamati a prender parte alla realizzazione della stessa vorrebbe favorire la partecipazione attiva del pubblico al percorso di visita, vorrebbe stimolarne interesse e curiosità in un processo di scoperta e di apprendimento il più possibile coinvolgente.
Si vorrebbe invitare il pubblico a riflettere sui contenuti del progetto e sul lavoro degli artisti eliminando quella distanza spesso presente tra il visitatore e il lavoro dell’artista contemporaneo, che in realtà è testimone dello stesso presente.
I lavori presentati saranno opere pittoriche, sculture (installazioni site specific), video-installazioni, audio-installazioni.
Sono previste installazioni con cui interagire ed una in particolare che sarà creata interamente dai visitatori.
Per consentire al visitatore di ‘estendere’ immediatamente reazioni ed emozioni sperimentate durante il corso della visita alla sua cerchia di conoscenze attraverso la condivisione sociale virtuale, vorremmo fornire agli utenti tutti gli strumenti necessari per favorire tali interazioni (wi-fi gratuita, profili social della mostra), oltre ad offrirgli un allestimento tale da favorire questi processi.